La sindrome da sospensione inerte descrive una serie di fenomeni che avvengono quando una persona rimane sospesa immobile in un’imbracatura. Tali fenomeni possono evolvere in perdite di coscienza o, addirittura, morte in pochissimi minuti. Quindi, una rapida gestione dell’evento da parte dei presenti, anche prima dell’arrivo dei soccorsi, potrebbe essere di vitale importanza.

Tale situazione può interessare sia il mondo del lavoro (tree climbing, lavori in quota o  su fune), che quello sportivo, quale l’arrampicata libera, la speleologia, l’alpinismo o il canyoning.

Attualmente la gestione di tale tipo di emergenza non ha uno schema preciso, ma si basa piuttosto sul così detto “parere degli esperti” e su alcune raccomandazioni dettate dagli studi fin’ora condotti.

Una breve panoramica sulla sindrome da sospensione inerte può quindi aiutarci a gestire in modo migliore questo possibile evento.

Semplificando è possibile immaginare una persona in piedi, a cui viene sottratto del sangue. Per effetto della gravità il sangue tenderà a ristagnare prevalentemente nella parte inferiore del corpo, lasciando “a secco” il cervello. Avete presente le stelline che talvolta si vedono quando ci si alza velocemente? Eccone il motivo!

Il nostro cervello infatti ci mette in guardia, segnalandoci la carenza di ossigeno (sangue) con stelline e capogiri, portandoci anche allo svenimento se ci ostiniamo a rimanere in piedi. Tutto questo perché in posizione orizzontale, il sangue può arrivare al cervello più facilmente.

Questo può avvenire se siamo a terra, ma sospesi ad un imbrago le cose cambiano, e non in meglio purtroppo. In caso di sospensione inerte infatti, le due principali posizioni che l’imbracatura ci porta ad assumere sono:

  1. Semi-verticale in caso di sospensione sugli anelli anticaduta (quelli alti sulle imbracature complete).
  2. Orizzontale inarcata in caso di sospensione ventrale.

Per meccanismi fisiologici non del tutto chiari, in queste due posizioni è possibile incorrere prima nella sincope (svenimento) e poi nella morte nel giro di pochissimi minuti. 

Nel primo caso infatti il nostro cervello vorrebbe portarci in una posizione orizzontale, ma l’imbracatura lo impedisce, con il risultato finale che il sangue si accumula negli arti inferiori a discapito di cervello e cuore. Mentre nel secondo caso, l’iperestensione del capo sembrerebbe rendere lo scenario ancora più grave.

In termini di minuti,le ultime opinioni degli esperti suggeriscono come tempistiche per il soccorso 7 minuti per sospensione sull’anello sternale, 11 minuti sull’anello dorsale e tempi inferiori ai due precedenti per sospensione inerte sull’anello ventrale.

Per tale motivo, nel programma dei corsi che svolgiamo per operatori addetti ai sistemi di accesso e posizionamento mediante funi, è sempre obbligatorio l’apprendimento delle manovre di autosoccorso tra operatori.

Se l’argomento vi interessa, uno dei prossimi articoli riguarderà segni, sintomi e gestione della sindrome da sospensione inerte.

Fonti: Bibliografia medico scientifica